Il fascino medioevale del borgo di Chiusa

L’antichissimo borgo di Chiusa è una delle gemme storiche dell’Alto Adige, una macchina del tempo che riconduce i visitatori nel Tirolo medioevale

Abitata già in epoca pre-cristiana, Chiusa si trova a una trentina di chilometri sopra Bolzano, sulle rive del fiume Isarco e al lato della A22 (uscita Klausen-Gröden). È una tranquilla cittadina di poco più di 5000 abitanti che parlano ladino, tedesco e italiano. Chiusa è ricca di vicoli e viuzze, semplice e divertente da girare. Partendo dalla caratteristica piazza Fraghes con i suoi palazzi colorati, si dipartono le strette strade di Chiusa vecchia, dove l’architettura degli edifici trasmette, ancora oggi, un fascino tutto medievale.

A guardia di questo cuore pulsante della vita di Chiusa furono erette, nel primo ‘400, tre porte d’ingresso (Porta Bolzano, Porta Bressanone e Porta Isarco), che delimitavano il confine della cinta muraria costruita per difendere la città.

La toponomastica non sarà una scienza esatta, ma non è certamente un’opinione. Lo stesso nome Klausen/Chiusa deriva dal termine latino clausa, che indicava una “chiusa di un fiume o corso d’acqua”, in riferimento al passaggio dell’Isarco, sulle cui sponde fu fondata proprio Chiusa, conosciuta come Clusa o Clausa già dal 1027. L’Isarco nasce dal Passo del Brennero e scende per 90 chilometri al centro della omonima Valle Isarco, fino a confluire nell’Adige; l’abitato si è sviluppato su entrambe le rive di questo fiume, a cui deve il suo ampliamento e la sua storica prosperità.

Chiusa, fin dai tempi antichi, era un importante passaggio doganale, attività che permise ai signori locali e soprattutto al Vescovado di accumulare ricchezza. La ex dogana vescovile è una delle principali attrazioni turistiche del paese.

Salendo dal Chiusa vecchia per la ripida via Sabiona, che un tempo era il percorso di una Via Crucis, si raggiunge il gigantesco complesso del monastero di Sabiona, che domina Chiusa dalla cima della collina, 200 metri più su delle case. Il primo insediamento in questa posizione strategia, in epoca tardo-romanica, risale al IV secolo.

Sabiona è stato, nel corso dei secoli, un importante centro del potere vescovile del Tirolo (vi si trova anche la tomba, risalente all’anno 600, del vescovo Ingenuin). Il complesso architettonico originario, formato da una grande chiesa protocristiana con annesso battistero, è stato successivamente ampliato con la costruzione di una cinta muraria e di una castello fortificato, la Torre del Capitano (conosciuta anche come castel Branzoll), per la difesa dei maestosi palazzi atti ad ospitare il vescovo e altre cariche.

Sabiona è diventato dal 1687 un monastero benedettino, e rimane uno dei fiori all’occhiello di Chiusa e dei chiusani, per cui vale senza dubbio la pena scarpinare fino lassù. (Read more on turismo-in.it)
 



Photo credit: Davide Ghilotti